venerdì 19 luglio 2019
Gesù Maria Giuseppe

Benedizione della nuova facciata

  Clicca sull'immagine della facciata per ascoltare l'omelia dell'Arcivescovo Delpini in occasione della benedizione delle porte della nuova facciata della nostra parrocchia.


LA CHIESA DALLE PORTE APERTE
facciata_e_porte_ns__parrocchia_2018_05_14-.jpgNella città dalle porte chiuse, noi benediciamo delle porte che vogliono essere aperte.
La città talvolta si caratterizza per delle porte chiuse a causa della paura. La paura vuol dire che io guardo agli altri e immagino che siano pericolosi per me. La paura vuol dire che io considero gli altri come persone di cui diffidare. La paura significa che io guardo intorno e vedo in ogni sconosciuto una possibile minaccia. Perciò le porte sono chiuse, per la paura.
La chiesa benedice delle porte: le porte benedette sono quelle aperte, quelle che considerano gli altri come fratelli, come invitati, come presenze desiderate. Le porte della chiesa sono aperte per dire: venite, venite, entrate tutti, tutti siete benvenuti, tutti ci siete cari, tutti siete desiderati. Qui non si entra come in un supermercato per comprare, qui non si entra pagando un biglietto per avere uno spettacolo, un servizio. Le porte aperte per dire: noi vi desideriamo tutti! Ecco, nella città dalle porte chiuse la chiesa vuole essere una porta aperta che invita tutti; che dice a tutti quel desiderio di comunione, di costruire una “chiesa dalle genti” dove non è necessario essere nati tutti in paese, parlare tutti la stessa lingua, è soltanto necessario accogliere un invito.
La città dalle porte chiuse è una città triste perché dietro la porta chiusa sta una solitudine, sta un sentirsi al sicuro perché soli. La solitudine talvolta cercata, talvolta subita, talvolta incomprensibile. Ecco, la città dalle porte chiuse significa un destino di solitudine. Nella città dalle porte chiuse sta la chiesa con le sue porte aperte per dire: qui siamo insieme come nel Cenacolo - abbiamo [questa sera nel Rosario] meditato questo mistero di Maria che prega insieme con i discepoli - per dire: siamo concordi, siamo uniti.
Ecco, nella città dalle porte chiuse le porte aperte della chiesa dicono: noi siamo fatti per essere insieme, per prenderci cura gli uni degli altri; che nessuno, nessuno si senta solo; che per ciascuno ci sia uno sguardo amico, una mano tesa, un desiderio di incontro, un invito a far parte della comunità. Ecco, la porta aperta per dire: entrate, vogliamo costruire una comunità, vogliamo sentirci insieme, vogliamo capire che se non siamo insieme le sfide di oggi, i problemi di oggi ci deprimono, ci schiacciano. Invece là dove siamo insieme, siamo un popolo della speranza, siamo un desiderio di trasformare questa città dalle solitudini in un luogo di fraternità. Venite, costruiamo una comunità: questo dice la chiesa dalle porte aperte.
La città dalle porte chiuse difende le sue proprietà. Qui è mio, queste cose sono mie. La città dalle porte chiuse significa una preoccupazione per quello che io ho, per quello che è mio, per il mio tempo, per i miei soldi, per le mie capacità. Ecco, sono mie e le uso per me, le spendo per me, servono a me. La città dalle porte chiuse difende le proprietà.
Nella città dalle porte chiuse la chiesa apre le porte per dire: condividiamo, siamo disponibili a mettere insieme le nostre cose perché nessuno tra noi sia bisognoso. La città dalle porte chiuse difende le proprie cose con una sorta di gelosia e di egoismo. La chiesa dalle porte aperte dice: condividiamo, mettiamo insieme il tempo che abbiamo per rendere più bello il vivere, per fare festa, per soccorrere chi ha bisogno, per inventare una cultura della globalità. Apriamo le porte per condividere; tutti, tutti portate quel che potete e per tutti, per tutti ci sarà ciò di cui ha bisogno. Ecco, la chiesa dalle porte aperte dice che tutti i talenti si moltiplicano se sono condivisi e invece si esauriscono se sono sepolti, se sono custoditi con un geloso egoismo.
Ecco perché noi questa sera benediciamo le porte della chiesa: perché siano bene-dette, cioè parlino bene. Tutti quelli che passano di qui le guardino e dicano: ecco nella città dalle porte chiuse c'è una porta aperta, c'è quella porta aperta che dice: non abbiamo paura perché siamo fratelli, c'è quella porta aperta che dice: non siamo soli perché formiamo una comunità; c’é quella porta aperta che dice: quello che abbiamo aiuta tutti. Quell'esercizio della solidarietà, del mettere in comune il tempo, le risorse e le capacità rende possibile essere tutti più sereni, costruire una solidarietà che soccorre chi è più povero. Ecco perché benediciamo le porte della chiesa, perché siano porte aperte dove si vive la stima degli altri, dove si costruisce la comunione, dove si pratica la solidarietà. 
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